Le supercar più brutte di sempre: saranno potenti, ma a che prezzo?

Non è detto che spendendo tanto si comprano delle supercar da urlo. Infatti esistono alcuni modelli tutt’altro che belli.

Le auto sportive piacciono eccome. E’ il sogno di milioni di appassionati di quattro ruote. E in Italia in particolar modo resiste una seppur minoranza che ha sviluppato questo amore per supercar e hypercar. Secondo i dati di vendita relativi allo scorso anno, la quota di mercato nel nostro Paese di queste vetture è dell’1,06%. In totale parliamo di 13.979 automobilisti su un totale di 1.316.702 persone che lo scorso anno hanno deciso di comprarsi una vettura nuova.

Le supercar più brutte di sempre: saranno potenti, ma a che prezzo?
Auto brutte – Fuoristrada.it

Perché piacciono tanto le supercar? Semplice: sono sportive, sono eleganti, altamente tecnologiche e potenti. E questo porta quindi a sviluppare ancor di più la propria passione per la velocità. Certo, per tenere in piedi questo “amore” ci vuole anche un grande portafogli. Infatti parliamo di auto che vengono dai 150 mila euro in su, quindi davvero per pochi “eletti”.

Ne esistono di tutti i tipi, da quelle dalle linee classiche a quelle più moderne. Alcune addirittura futuristiche, che impressionano per le forme a dir poco audaci. Di solito sono sinonimo di bellezza, oltre che di potenza. Ma a dire il vero non è sempre così. Infatti ne esistono alcuni esemplari che negli anni hanno fatto scalpore per la…bruttezza.

Le supercar più brutte della storia (recente)

Quello che accomuna queste auto è il fatto non solo di essere delle supercar, ma di essere poco conosciute al pubblico per via del marchio, a dir poco di nicchia rispetto a quelli più rinomati. Ad esempio troviamo la Panoz Abruzzi, presentata nel 2011 e di cui era stata prevista una produzione limitata a 81 esemplari totali. Alla fine ne rimangono in circolazione solo pochi esemplari, di cui almeno uno da corsa, ma il progetto è stato poi accantonato. Le linee sembrano più quelle di una Batmobile, con cofano caratterizzato da un muso stile F1 e parafanghi allungati che ospitano i gruppi ottici. Come propulsore era montato un V8 da 620 CV, che le permetteva di essere una delle auto più potenti in circolazione.

Tre anni prima invece aveva fatto il suo debutto al Top Marques di Monaco la Weber Faster One, che prometteva di essere una delle supercar migliori di sempre. Montava un otto cilindri a V di derivazione Corvette LS7, 7 litri di cilindrata e due compressori, con una potenza massima di 900 cavalli che, visti i 900 kg di peso, la rendeva una scheggia.

Addirittura lo 0-100 km/h avveniva in appena 2.5 secondi, con una velocità massima (teorica) di 420 km/h. Peccato che gli interni fossero pari a quelli di un’auto giocattolo. Per non parlare delle forme esterne molto particolari. E con un prezzo di oltre un milione di euro, ecco che anche qui il progetto è saltato definitivamente.

Poi come non citare la Mitsuoka Orochi, supercar giapponese prodotta dalla Mitsuoka Motors dal 2006 al 2014 e che si ispirava alla Honda NSX. Poche le unità prodotte nella sua seppur breve carriera, e c’è da scommettere che il motivo erano le sue forme tutt’altro che appetibili. In particolare il muso dell’auto ricordava quello di vetture dei cartoni animati, con una bocca in stile balena che la rendeva decisamente poco attraente. Vedere per credere.

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