Caro carburanti, altra beffa per gli italiani: il Decreto parla chiaro

Ancora brutte notizie per gli Italiani sul fronte caro carburanti. Il decreto “beffa” i cittadini. 

L’aumento dei costi del carburante è ormai da mesi al centro del dibattito pubblico. Da quando il Governo Meloni ha deciso di sospendere il taglio delle accise voluto dal Governo Draghi per tamponare l’emergenza seguita allo scoppio della guerra in Ucraina la situazione è tornata ad essere critica.

decreto beffa
Il decreto beffa i cittadini (AnsaFoto) – Fuoristrada.it

Nonostante il Governo abbia cercato di tamponare agendo su eventuali speculazioni imponendo l’obbligo per i gestori di esporre i prezzi medi della benzina a livello territoriale la situazione continua ad essere complicata. Al 16 Settembre l’Osservatorio prezzi del Ministero dello Sviluppo Economico rilevava la media nazionale a 1,992 euro al litro per la benzina e a 1,918 euro al litro per il gasolio, entrambe al self service. La situazione, insomma è critica.

Come ben noto l’andamento dei costi del carburante è particolarmente suscettibile a cambiamenti e facilmente influenzabile da numerosi fattori. Tra questi vi è anche l’Opec, il cartello dei Paesi produttori di petrolio, che con le sue decisioni ha il potere di provocare diversi scossoni. Di recente, a fare discutere è stata la scelta di limitare la produzione di petrolio, in un momento in cui la situazione è già di per sé complicata a causa della scarsità delle scorte. Insomma piove letteralmente, come si dice, sul bagnato.

Il decreto “beffa” i cittadini

Un intervento del Governo sembra a questo punto indispensabile. L’esecutivo però continua a ritenere che non ci siano le condizioni per attivare l’accisa mobile, utilizzata in caso di aumento oltre una soglia specifica a cui ci si sta pericolosamente avvicinando. Nessuna riduzione delle imposte sui carburanti, insomma, come invece vorrebbero i cittadini.

decreto beffa
Il decreto beffa i cittadini (AnsaFoto) – Fuoristrada.it

Questo strumento, in realtà, sarebbe anche previsto dall’articolo 2 del decreto Carburanti. Una interpretazione incerta ha però permesso al governo di fare “orecchie da mercante” verso le tante richieste pervenute.

Il decreto prevede che l’accisa mobile venga attivata in caso di superamento del livello indicato nel Def nel precedente bimestre del prezzo del petrolio di qualità Brent. Il “cavillo” è il metodo di calcolo giusto per determinare questa media. La risposta infatti non è chiara.

Nell’ultimo Def la soglia è fissata a 77,4 euro al barile. Se la interpretiamo come una media mobile da considerare nei 60 giorni precedenti (dal 14 luglio al 14 settembre) si arriva a 78 euro al barile superando così la soglia prestabilita. Ma se per precedente bimestre si intendono solo i mesi di Luglio e Agosto, la media è ancora ferma a 75,4 euro al barile, ancora sotto dunque il valore necessario. Un tecnicismo che al momento impedisce ai cittadini di avere il tanto agognato taglio.