Stellantis, dramma per i lavoratori: tanti posti di lavori in meno, il motivo

Un gruppo che cresce giorno dopo giorno, assorbendo sempre più marchi. Ma nel contempo, in Stellantis, si tagliano posti. Cosa sta accadendo?

“Nessuno osi sedersi. Se ciò accadrà gli toglierò la sedia nel momento stesso in cui si starà comodamente adagiando”. Il compianto super manager Marchionne, l’uomo della storica unione Fiat-Chrysler, fu chiaro al suo approdo negli Stati Uniti. Ok agli stipendi da favola, ma vanno meritati con sudore e sangue e arriveranno solo se ogni singolo soggetto contribuirà alla crescita dell’azienda.

Marchionne non badava a compromessi, e dopo di lui, nel medesimo modus operandi, Carlos Tavares ha dimostrato, da subito, di voler adottare la medesima strategia in Stellantis. Nessuno si senta onnipotente, nessuno si senta eternamente sicuro del suo posto. Solo i numeri saranno la controprova del buon lavoro di ogni manager e gli permetteranno una eventuale riconferma. La politica di Stellantis è chiara e cristallina.

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La decisione di Stellantis (ANSA Foto – Fuoristrada)

Ma non sta andando proprio così, ve lo spieghiamo meglio, dal momento che siamo di fronte a una rotazione naturale di manager che fino a ieri non era scontata: Stellantis, infatti, continua a investire. Fiat, Chrysler, Citroen, Opel, e chi più ne ha più ne metta. Stabilimenti in ogni angolo del pianeta: tentativo di dominio assoluto del mercato delle auto di medio-alto livello. Ma i manager? Quelli ruotano, tra pensionamenti e cambi di poltrone, nessuno può sentirsi eternamente certo del proprio posto privilegiato.

Si chiama flessibilità del lavoro: se ne parlava 30 anni fa, oggi è una regola scontata nelle grandi multinazionali. Il responsabile arriva in ufficio prima degli operai ed è l’ultimo ad andare via. Ma cerchiamo di capire, per bene, cosa sta accadendo nel complesso mondo di Stellantis, tra la marea di nuovi progetti che gli ingegneri hanno in mente e quella conversione all’elettrico che ormai appare scontata da definire in maniera completa entro il 2030 per fronteggiare al meglio, sul territorio europeo e statunitense, la maggiore rivale del gruppo, ovvero la Tesla di Elon Musk.

Stellantis dichiara guerra ai competitor con una strategia chiara: investimenti massicci, più marchi ma meno poltrone

Un enorme merito al magnate Musk va riconosciuto: una multinazionale dei motori fondata nel 2003, e da lui capeggiata solo dal 2008, oggi se la gioca alla pari e mette paura a colossi dell’auto come Fiat, come Citroen, come Opel, come Chrysler, che vantano anni e anni di permanenza nel mondo dei motori.

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Stellantis e la sua strategia di crescita: più marchi, meno poltrone (ansa foto) – fuoristrada.it

Non c’è da scherzare. I vertici del gruppo Stellantis questo lo sanno bene. Investimenti su investimenti, lo dimostrano i milioni di dollari che ci sono dietro la nuova sede di Rennes, in Francia. Ma non è finita certo qui. Investire, gioco forza, deve voler dire avere ritorni adeguati sul mercato. E nessun super manager può sognarsi di starsene seduto alla propria poltrona senza contribuire al salto di qualità.

Stellantis è una galassia formata da ben 16 pianeti, 21 se si considerano i sotto gruppi. Ebbene i marchi accorpati al gruppo sono destinati ad aumentare, Stellantis è destinata ad assorbire sempre più aziende automobilistiche, mentre i super manager vanno a casa. Dura lex, sed lex.

Più marchi, meno sedie. Una in meno è sicuramente quella di Harald Wester. Il manager tedesco va infatti in pensione e le sue funzioni di Chief Engineering Officer vengono affidate a Ned Curic che le accorpa a quelle di Chief Technology Officer.

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