Caro benzina, l’annuncio è definitivo: “È il momento di farlo”

Il caro benzina rappresenta un problema di grande attualità per il nostro Paese, che stas mettendo in ginocchio tantissime persone. È proprio per questo che i lavoratori del settore sono convinti sia venuto il momento di prendere una decisione drastica, che è stata spesso rimandata in passato.

Ormai da tempo l’inflazione ha raggiunto livelli elevatissimi nel nostro Paese e ha contribuito a mettere in difficoltà tantissime famiglie, in modo particolare chi ha un lavoro solo temporaneo e deve mettere in conto le spese per il mutuo o l’affitto. A questa situazione si deve aggiungere il caro benzina, che non può che essere considerato un’aggravante soprattutto per chi si trova costretto a fare ogni giorno decine di chilometri per motivi di lavoro. E non tutti possono pensare di risolvere il problema spostandosi attraverso i mezzi pubblici, specialmente se il ruolo che si deve raggiungere non risulta coperto.

Le prospettive non sembrano essere buone, al punto tale che sono tanti i cittadini preoccupati dallo scenario attuale, che appare essere tutt’altro che rassicurante. Anzi, sono tanti i punti che devono essere chiariti.

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Il caro benzina sta colpendo gli italiani – Foto | Canva

Il caro benzina colpisce da tempo il nostro Paese

Sin dalla primavera 2022 il governo Draghi ha deciso di intervenire per aiutare gli italiani colpiti dal caro benzina attraverso un taglio delle accise che ha riguardato tutti i carburanti. Questo ha permesso di ottenere un risparmio pari a circa 30 centesimi al litro grazie alle numerose proroghe del provvedimento.

La situazione si è però interrotta poco tempo dopo con l’insediamento di Giorgia Meloni, che ha inizialmente ridotto lo sconto, portandolo a 18 centesimi nell’ultimo mese dell’anno. Non solo, da gennaio 2023 la misura è stata del tutto annullata generando non poche polemiche. Chi ha difeso l’esecutivo ritiene ci sia bisogno di una norma ad hoc pensata innanzitutto per le fasce più deboli (questa garantiva un vantaggio anche ai possessori delle supercar), ma almeno per ora di questa non sembra esserci traccia.

Negli ultimi giorni sono state così numerose le segnalazioni da parte degli automobilisti che hanno visto una vera e propria impennata nei prezzi. In autostrada addirittura il diesel ha toccato quota in alcuni casi anche i 2.5 euro al litro. E il rischio concreto è che questo possa ripercuotersi anche sulle altre spese che ci troviamo ad affrontare visto che la maggior parte del trasporto su gomma è alimentato a gasolio ed è con questi mezzi che vengono riforniti i vari punti vendita.

La decisione drastica

Da più parte sono così arrivate accuse di speculazione nei confronti dei benzinai in considerazione di aumenti decisamente troppo elevati. Gi addetti ai lavori hanno però respinto le critiche al mittente e avevano così annunciato uno sciopero per le giornate del 25 e 26 gennaio 2023 per difendere la propria posizione.

Almeno per ora, però, la situazione sembra essere rientrata in seguito all’incontro tra i sindacati e il governo, che si è detto subito disposto ad ascoltare il loro punto di vista. Non è mancata però una critica palese a quanto fatto dall’esecutivo negli ultimi giorni: “Ci hanno imposto di esporre i prezzi medi nazionali dei carburanti, e questa può essere una violazione delle norme antitrust – ha detto il presidente del sindacato dei benzinai Figisc Anisa Confcommercio Bruno Bearzi -. A questo si è aggiunto l’obbligo di una comunicazione quotidiana, anziché settimanale, degli aggiornamenti di prezzo, moltiplicando così il rischio di sanzioni da 1032 euro e di sospensione delle licenze in caso di reiterazione. Queste scelte per noi sono inutili, forse anche illegali”.

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I benzinai si difendono dalle accuse – Foto | Canva

La loro presa di posizione non è apparsa però fine a se stessa, ma li ha portati a fare una richiesta esplicita su una mossa che potrebbe rivelarsi efficace e aiutare gestori e contribuenti alle prese con il caro benzina: “Sarebbe un’ottima idea tagliare le accise in modo permanente”.

È già comunque stata fissata una nuova data per un nuovo vertice tra le parti, previsto il prossimo 17 gennaio, da cui potrebbero uscire novità importanti.