La Rara Zagato FZ93: Un Gioiello dell’Automobilismo in Mostra per i 70 Anni di Quattroruote

Tra le luci di “Ignition” per i 70 anni di Quattroruote, una sola auto ha cambiato l’aria nella sala: sembrava atterrata, non parcheggiata. È la Zagato FZ93, una visione che ti prende a freddo e ti costringe a rallentare, come davanti a un’opera che non chiede approvazione ma attenzione.

C’era il pubblico delle grandi occasioni. E c’era anche una sfida logistica: la concomitanza con la Vernasca Silver Flag. Nonostante tutto, la Scuderia Sant’Ambroeus ha portato in mostra un pezzo che non si vede mai. La Zagato FZ93 è una di quelle auto che esistono più nelle conversazioni tra appassionati che nel traffico reale. Dal vivo, cambia tutto.

Una comparsa rarissima

Zagato ne ha costruita una sola, l’unica one-off omologata, prima che la prevista serie limitata svanisse in un “chissà”. Svelata al Salone di Ginevra 1993, oggi vive nel garage di un socio del club, custodita con meno di 2.000 km all’attivo. In origine vestiva una livrea bicolore nera e rossa, ispirata alle corse. Poi alcune parti di carrozzeria sono state riviste e il corpo intero è passato al rosso pieno. Scelte che dicono una cosa semplice: questa Ferrari coachbuilt non è un feticcio da teca, ma un progetto vivo.

La base tecnica è la Ferrari 512 TR, evoluzione della Testarossa con un 12 cilindri da 4,9 litri. Un’architettura iconica, qui interpretata con libertà. Ercole Spada, matita storica del design italiano, ha tracciato per Zagato linee che guardano più al vento che alla tradizione: volumi affilati, superfici tese, sbalzi ridotti. L’ispirazione dichiarata arriva dall’aeronautica e dalla Formula 1, ma non manca la “firma” di famiglia: la classica doppia gobba sul tetto.

Dalla 512 TR alla fantascienza quotidiana

Dentro, l’impronta è la stessa: cockpit raccolto, tagli netti, funzionalità al servizio della guida. Sembra una Ferrari, ma non come la si racconta di solito. È un’idea alternativa di velocità, resa in chiave scultorea. E questo spiega perché, davanti alla FZ93, non parte la solita gara a misurare cavalli. Qui contano il gesto e la visione.

La cornice di Ignition, la rassegna che celebra i 70 anni di Quattroruote, ha aiutato a leggere quest’auto per quello che è: un atto di coraggio del car design italiano. In un’epoca in cui i marchi blindavano l’identità, qualcuno ha osato scavalcare i confini estetici di Maranello con rispetto, ma senza timidezza. È raro? Sì. È necessario? Forse più di quanto pensiamo.

Non ci sono molte cifre da snocciolare, e alcune informazioni restano fuori dal dominio pubblico: valori di prestazione misurati su questo esemplare, per esempio, non sono documentati in modo certo. Ma è quasi liberatorio: la FZ93 non ti chiede di cercare il decimo sul giro; ti chiede di accettare l’idea che un’auto possa essere una dichiarazione, oltre che un mezzo.

Guardandola oggi, si capisce perché certe linee non abbiano fatto scuola: erano nate per restare un’eccezione. Eppure proprio quell’eccezione dice molto su di noi, su come immaginiamo il futuro quando ci è concesso di esagerare.

All’uscita, resta una domanda semplice: in un mondo che ottimizza tutto, c’è ancora spazio per una fuoriserie così radicale, costruita per esistere una volta sola e farsi ricordare per sempre?