Due strade, una stessa idea: portare il silenzio dell’elettrico dove nascono le storie di polvere e pietre. Con Jeep Wagoneer S e Jeep Recon, il 2026 promette un fuoristrada diverso: più pulito, più preciso, ancora profondamente Jeep.
Nel 2025 la Jeep supera il milione di vetture vendute e consolida il suo peso in Stellantis. In Italia corre forte: la Avenger guida le classifiche delle SUV, anche in versione elettrica. L’Europa risponde bene e il marchio indica il nostro Paese come primo mercato del continente e terzo al mondo per volumi.
Nasce tra Torino e Balocco, si costruisce a Melfi. Arriva mild hybrid, plug-in e full electric. Potenze da 145 a 375 CV. Prezzi da 40.900 euro. È la cerniera tra quotidiano e ambizione: urbano, extraurbano, qualche pista bianca se serve. Eppure non è qui il punto.

Il baricentro si sposta sul segmento D. Secondo le previsioni interne, entro l’anno si parlerà di circa 900.000 unità, con metà del mercato in versione full electric. Jeep vuole starci, anzi guidare. L’idea è semplice: presidiare il B con Avenger, il C con Compass, e alzare l’asticella nel D con due proposte a batteria pensate per pubblici diversi.
La prima, elegante e filante, punta a chi ama il comfort alto e un design pulito, senza rinunciare alla sostanza 4×4. La seconda è la sorella ruvida: badge Trail Rated, portiere e vetrature removibili in pochi minuti, postura larga e sguardo da sentiero. È l’auto per chi vuole attraversare la città il lunedì e cercare ghiaia il sabato, magari con i bambini legati dietro e il portabici fissato.
Wagoneer S vs Recon: due anime dello stesso progetto
Wagoneer S cerca il cliente che misura il silenzio. L’elettrico esalta la progressione, attacca le salite in coppia piena, tiene l’abitacolo ovattato. La vedo nei trasferimenti lunghi, nei viaggi invernali verso la montagna, dove l’efficienza termica e la gestione elettronica della trazione fanno la differenza. Recon, invece, chiede mani sporche e scarponi. Con le aperture smontabili, invita all’aria vera. È il ritorno dell’idea “tool”, ma aggiornato all’era digitale: controllo fine a bassa velocità, geometrie studiate per lo sconnesso, approccio pratico alle riparazioni rapide.
Non ci sono dati ufficiali su capacità batteria, autonomia omologata WLTP, tempi di ricarica o dettagli degli ADAS per la nostra regione. L’azienda parla di doppio motore e trazione integrale elettrica come architettura di base; per il resto conviene attendere comunicazioni formali.
Con Avenger a fare volume, Compass come perno e queste due novità nel D, il marchio disegna una scaletta coerente. È una scelta razionale, ma anche emotiva. Chi ha guidato su sterrati piemontesi lo sa: la differenza, più che la potenza, la fa la modulabilità. Un pedale che “respira”, un controllo di trazione che non spezza il passo, una vista chiara del cofano davanti a un dosso. L’elettrico, se tarato bene, qui può brillare.
Il fuoristrada, con il suo odore di resina e polvere, cambierà davvero nel silenzio delle SUV elettriche? Immagino l’alba su una forestale, solo gomme e vento. Se quel suono basterà a raccontare la stessa avventura, il 2026 potrebbe essere ricordato come l’anno in cui il fuoristrada ha imparato a parlare a bassa voce.





