Monza ha riacceso il fascino del fatto a mano. Tra box e tribune, Ares ha scelto il contatto diretto: poche parole, molta sostanza, una gamma completa che parla di auto su misura e ambizioni rinnovate. Il pubblico? Vicino, curioso, partecipe.
A Modena si respira artigianato e coraggio. È da lì che Ares riparte, puntando su eventi di peso per ritrovare slancio nel segmento delle auto ultra-esclusive. Al MIMO Milano Monza Motor Show 2026, quinta edizione, all’Autodromo Nazionale Monza dal 26 al 28 giugno, l’azienda ha messo in fila l’intera proposta: S1, Panther, Defender, Wami e Bullet. Una presenza piena, pensata per farsi vedere e, soprattutto, per ascoltare.
Non solo esposizione statica. Ares ha accompagnato la rassegna con un programma dedicato a clienti e appassionati: prove in pista mirate e incontri one-to-one. Un formato semplice ed efficace. L’auto la guardi, la tocchi, la senti. Poi fai due chiacchiere con chi l’ha disegnata o la costruisce. È qui che l’alta gamma diventa relazione, non solo prezzo.
Secondo l’azienda, i riflettori si sono fermati sulla nuova evoluzione stilistica della S1. Il riscontro, definito “estremamente positivo”, riguarda tre pilastri: design, posizionamento, coerenza progettuale. Dettagli tecnici completi non sono stati diffusi, ma l’intenzione è chiara: affinare le linee, rendere l’aerodinamica più pulita, consolidare l’identità del modello di punta. In altre parole, far crescere un’icona senza snaturarla.
La scelta del MIMO non è casuale. Monza ha un magnetismo concreto: porta pubblico internazionale, crea contesto, offre pista e padiglioni in un unico racconto. Per un marchio che costruisce pezzi unici o piccole serie, il valore sta nel gesto dal vivo. La fibra lucida sotto il sole, la cucitura che non stona, la postura dell’auto in corsia box: sono indizi che online non passano con la stessa forza.
Nel mercato delle auto personalizzate pesa la fiducia. Eventi così accorciano le distanze, trasformano i lead in nomi e storie. Il dialogo diretto consente di capire preferenze e soglie di sensibilità, dal colore al tipo di pelle, fino al suono di scarico. È anche un terreno utile per misurare l’interesse reale: quante richieste, quali tempi, quale uso quotidiano il cliente immagina. Su questo piano, Ares segnala un “contatto trasversale”, un pubblico ampio e curioso, non solo collezionisti.
La gamma esposta restituisce l’orizzonte del marchio: S1, la sportiva simbolo, ora con un’evoluzione di stile che punta su pulizia visiva e carattere più maturo. Panther, il ponte tra passato e presente, con richiami evidenti all’heritage e una lettura moderna delle proporzioni classiche. Defender, l’interpretazione alta di un’icona off-road, pensata per chi chiede comfort sartoriale senza rinunciare alla sostanza. Wami, la nostalgia felice, carrozzeria vintage e spirito da cruise, per chi ama il ritmo lento. Bullet, postura bassa, attitudine diretta, un nome che spiega già l’intenzione.
Il rilancio sotto la guida di Antonio Trotta è partito da poche settimane. Non ci sono dati pubblici aggiornati su volumi o target produttivi: la fase è iniziale. Ma il segnale è netto. L’azienda sceglie visibilità qualificata, relazioni costruite a mano e modelli che tengono insieme artigianato italiano, performance e gusto personale.
Alla fine resta un’immagine: un cliente che esce dai box, casco in mano, e guarda la S1 in silenzio. Non chiede cavalli, chiede tempo. Forse è lì che un marchio si gioca il futuro: nella pazienza di farsi scegliere, più che nel rumore di farsi notare. E noi, che rapporto abbiamo con gli oggetti che ci somigliano?
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