Caldo che sale, motori che si svegliano, sguardi che si incrociano prima del primo semaforo dell’anno. In Malesia non si prova: si misura la fame. E a Borgo Panigale lo sanno bene.
Il team manager di Ducati, Davide Tardozzi, ha fatto il punto con la sobrietà di chi ha visto cicli aprirsi e chiudersi. Niente proclami. Obiettivi chiari. Sepang, come sempre, fa da spartiacque: tre giorni per capire dove sei, dove sbagliano gli altri, dove puoi spingerti senza rompere gli equilibri.
È lungo oltre 5,5 km, ha due rettilinei che chiedono motore e due staccate che chiedono polso e sangue freddo. Il caldo, con umidità al 70-80%, cambia la gomma giro dopo giro. Qui le moto respirano la verità. E qui Ducati, campione in carica costruttori nelle ultime stagioni, misura la sua base. Per intenderci: non si parla di rivoluzioni, ma di dettagli. Aerodinamica da rifinire. Elettronica da cucire sul passo gara. Telai e quote assetto da allineare al feeling dei piloti.
Cosa aspettarsi dai test di Sepang
Tardozzi vuole un pacchetto “pronto pista” già dal primo giorno. Significa arrivi al box, monti, giri, capisci. Niente labirinti. I test di Sepang servono a fornire riferimenti affidabili. Dati puliti, confronti diretti, scelte nette. È così che si costruiscono i punti di primavera, quelli che spesso mancano a fine anno quando fai i conti con rimpianti e decimi.
Tardozzi si aspetta un Marc Márquez “al massimo” sin dal primo run. Non è un’esagerazione retorica. Parliamo di un otto volte iridato, sei in MotoGP, abituato a sbloccare il cronometro in contesti ostili. Con la stessa moto del box accanto, le soglie cambiano. Giri su gomma usata che fanno male. Q-time che impongono standard nuovi. E quello standard diventa la tua quotidianità.
Per Pecco Bagnaia, due volte campione del mondo, la sfida è doppia. Da un lato deve confermare la sua forza nei fine settimana lunghi, dove conta la somma: qualifica, Sprint, gara. Dall’altro, gestire la pressione di un compagno come Márquez dentro lo stesso ambiente, con gli stessi strumenti. Sembra semplice, non lo è. La velocità pura è un fatto. La convivenza con la velocità degli altri è un’arte.
E qui Tardozzi fa il Tardozzi. Chiede ordine, metodo, priorità condivise. L’obiettivo non è vincere i test. È uscire da Malesia con una base “ripetibile” su piste diverse. Se apri un tema tecnico, devi chiuderlo entro la seconda giornata. Se un aggiornamento non porta un vantaggio chiaro, si archivia. Zero romanticismi. È così che una struttura tiene la rotta quando il mare si increspa.
Ci sono incognite? Sì, e vanno dette. Non c’è ancora chiarezza totale su tutte le specifiche che vedremo a Sepang, né su eventuali pacchetti “B” da comparare in parallelo: fino all’apertura dei box, restano ipotesi di lavoro. Ma la traiettoria è netta: Ducati punta a cominciare la stagione 2026 senza zone grigie, con un Bagnaia solido sul passo e un Márquez esplosivo sul giro secco. Se combini queste doti, la squadra guadagna ogni venerdì e capitalizza la domenica.





