Una citycar che nasce in Germania, cresce in Cina e punta dritta alle regole di Bruxelles: la Smart #2 promette praticità disarmante, tecnica nuova e una scintilla di ribellione.
La nuova Smart #2 arriva nel 2026 (in concessionaria dal 2027) come erede diretta della Fortwo. Compatta, concreta, ferma sui suoi principi: due posti, due porte, ruote agli angoli, trazione posteriore. È tutto quello che serviva alla città, concentrato. I muletti girano già con la carrozzeria precedente su un pianale inedito: le forme finali non sono ancora pubbliche, ma l’impostazione è chiara.
È la piattaforma ECA (Electric Compact Architecture). Nuova, pensata per batterie più efficienti e per portare in dote sistemi di sicurezza e assistenza evoluti. Parliamo di base modulare, elettronica aggiornata, pacchi batteria ottimizzati per densità e cicli di ricarica. Ad oggi Smart non ha comunicato potenze, autonomie o prezzi: non ci sono dati ufficiali verificabili, oltre al periodo di lancio. L’obiettivo è evidente, però. Peso sotto controllo, dimensioni minime, efficienza urbana.
Ed è proprio in città che la #2 promette la magia. L’ho immaginata infilarsi tra gli specchietti in doppia fila a Trastevere, come una Fortwo di nuova generazione. Parcheggi “impossibili” diventano routine. È qui che l’auto ritrova senso: meno ingombri, più spazio pubblico, più respiro per chi pedala o cammina. Un’elettrica che non cerca esibizione, ma semplifica la vita.
A metà storia entra in scena il 2035. L’Unione Europea ha fissato l’azzeramento delle emissioni allo scarico per le nuove auto (Regolamento UE sui target CO2, aggiornato nel 2023). In parallelo, a Bruxelles si discute di una possibile categoria “E-Car” per veicoli compatti: secondo bozze non definitive circolate, la soglia di lunghezza sarebbe entro 4,2 metri. Attenzione: non è normativa consolidata. Se arrivasse, la Smart #2 rientrerebbe per dimensioni e natura. Potrebbe generare benefici regolatori nei conteggi di flotta; i cosiddetti “super crediti” sono stati usati in passato e oggi non sono in vigore, quindi ogni eventuale meccanismo dipenderà dal testo finale.
Poi c’è il nodo industriale. Smart è una joint venture Mercedes‑Benz e Geely. Stile definito in Germania per gusti europei; produzione prevista in Cina per tenere i costi bassi. Ma alcune ipotesi in discussione per la categoria E‑Car prevederebbero la produzione in Europa (totale o parziale): ad oggi non c’è chiarezza normativa. Se questa clausola diventasse requisito, le strade sarebbero due. O cambiano le regole, o la produzione si sposta. Nel secondo caso, il prezzo salirebbe. Nel primo, si apre un fronte politico complesso: tutela dell’industria locale, confronto con i dazi, equilibrio tra innovazione e mercato.
Nel frattempo, l’auto fa la sua parte. Piccola, agile, elettrica. Un progetto che nasce per i volumi, non per la vetrina. Roma è già entrata nell’immaginario del lancio: non per caso. Le metropoli europee restringono accessi e spazi; i veicoli compatti a zero emissioni si prendono la scena. È lì che la #2 può diventare oggetto quotidiano, non gadget.
Cupra amplia la gamma Raval con la nuova Plus, una city car elettrica compatta ma…
L'articolo esplora un'indiscrezione secondo cui Mercedes avrebbe fornito aggiornamenti tecnici a Williams e Alpine, ma…
L'articolo esplora la lotta silenziosa di Marc Márquez tra velocità e testa, affrontando le sfide…
L'articolo esplora la rivalità tra Valentino Rossi e Marc Marquez, sottolineando l'importanza dell'ammissione degli errori…
L'escalation di tensioni nel Medio Oriente ha innescato un aumento dei prezzi del petrolio e…
Xiaomi lancia Skynomad, un nuovo marchio dedicato ai SUV con autonomia estesa, promettendo viaggi lunghi…