Scopri come il nuovo pacchetto Automotive del Green Deal 2035 sta cambiando il futuro dell’industria automobilistica europea. Un viaggio tra politica, industria e scelte sostenibili
Un’Europa che discute di motori per parlare di futuro: il nuovo pacchetto Automotive del Green Deal 2035 divide, sorprende e soprattutto apre un cantiere politico e industriale che durerà mesi. Non c’è una risposta unica, ma un percorso pieno di scelte concrete, cifre e contraddizioni.

La notizia che ha acceso gli animi è chiara: la Commissione Ue non chiude più la porta in modo assoluto alle auto a benzina e diesel dal 2035. Nella proposta compare un taglio dell’obiettivo allo scarico al 90% (invece del 100%) con “compensazioni” per il 10%. È un passaggio politico, non una regola già in vigore. Qui sta il punto: siamo all’inizio dell’iter legislativo, non alla fine.
La prima ondata di reazioni al nuovo Green Deal
È stata dura. Per la VDA, Hildegard Müller parla di “pacchetto disastroso”. Dall’altra parte, l’ad di Stellantis, Antonio Filosa, sul Financial Times ha definito le misure “insufficienti”. Tono opposto, stesso messaggio: il pacchetto così com’è non basta. Ma la storia recente invita alla calma.
Il bando delle endotermiche al 2035, inserito nel regolamento 2019/631, è partito come proposta nel luglio 2021 ed è stato adottato solo nella primavera 2023, dopo oltre 20 mesi di emendamenti, pressioni e compromessi. In mezzo è arrivato il dossier e-fuel voluto da Berlino e alcune deroghe per i piccoli costruttori. Fonti: atti ufficiali UE, pubblicazione in Gazzetta Ufficiale UE nella primavera 2023 e comunicati di Parlamento e Consiglio.
Il nuovo capitolo è più vasto. Oltre alle auto, tocca i mezzi pesanti, con un emendamento al regolamento 2019/1242 (CO2 dei camion, step 2025/2029). Interviene di nuovo sul 2019/631 per le auto e apre il dossier sull’etichettatura dei veicoli, superando la direttiva 1999/94/CE. C’è un regolamento “ombrello” che ritocca norme chiave: 561/2006, 2018/858, 2019/2144 e 2024/1257, per semplificare requisiti tecnici e prove. Sul tavolo anche batterie, requisiti per le flotte aziendali e la prima architettura normativa per le E-Car. Alcuni dettagli operativi non sono ancora pubblici: in assenza di documenti finali, le cifre puntuali vanno considerate non definitive.
Chi lavora in fabbrica lo capisce al volo: la differenza la fanno i tempi. Anche i provvedimenti “snelli” rallentano. Esempio concreto: il meccanismo di compliance legato alle sanzioni per lo sforamento CO2, inserito nel Piano d’Azione per l’auto della Commissione a marzo 2024, è passato con il via libera di Parlamento e Consiglio solo a fine maggio (fonte: comunicati istituzionali UE). Tre mesi per una misura condivisa quasi da tutti. Immaginate cosa accadrà con un pacchetto che tocca quattro regolamenti, un’etichetta, e un’intera catena di fornitura.
Un responsabile di logistica in Emilia, davanti alla bacheca turni, mi ha detto: “Convincimi che nel 2029 saprò che camion comprare.” Ecco l’ago della bilancia: dare certezza delle regole a chi investe oggi in piattaforme, chimica delle batterie, software e ricarica.
I testi usciranno dal trilogo diversi da come sono entrati: succede sempre quando il dossier è così caldo e pieno di interessi incrociati. La domanda, allora, è semplice e scomoda: riusciremo a costruire una rotta che tenga insieme clima e industria senza lasciare indietro nessuno, o continueremo a correggere la rotta mentre il motore è già al massimo? In quell’equilibrio, più che nelle percentuali, si gioca il vero senso del Green Deal.





