Il gruppo Stellantis continua ad essere protagonista di polemiche in Italia, ed ora i sindacati tornano a muovere delle richieste al colosso automobilistico. Andiamo a scoprire qual è la volontà delle sigle.
La produzione di auto in Italia è ai minimi storici, un momento delicatissimo che sta mietendo migliaia di vittime (a livello occupazione) tra i dipendenti. Stellantis rischia di produrre meno di 400.000 veicoli nel 2025, il che significherebbe mettere a referto il peggior dato dagli anni Cinquanta per la nostra industria automobilistica. Si tratta di un allarme non da poco, che costringe il gruppo a far leva sugli ammortizzatori sociali.
A Termoli si è optato per il contratto di solidarietà, che sarà in vigore da settembre sino al 31 di agosto del 2026 per quasi 2.000 persone. Lo stesso accadrà a Pomigliano d’Arco per 3.750 operai, con il tempo di lavoro che sarà in media ridotto del 75%, una situazione sicuramente molto complessa. Ora il gruppo Stellantis deve rispondere alle richieste del sindacato Fismic relativamente allo stabilimento di Melfi, dove verrà prodotta presto una nuova generazione di vetture. Ecco su cosa si giocherà la partita nel corso dei prossimi mesi.
La produzione è ripartita presso lo stabilimento Stellantis di Melfi dopo le ferie estive, ed a breve verranno però bloccate le produzioni delle Jeep Compass e Renegade di vecchia generazione. Tuttavia, presto arriveranno cinque nuovi modelli, come la nuova DS N°8, la Jeep Compass e la Lancia Gamma, che sarà la nuova ammiraglia della casa di Torino. Ad esse potrebbe aggiungersi anche una nuova Alfa Romeo, forse l’erede della Tonale. Secondo quanto riportato dal sito web “Basilicata24.it“, il sindacato Fismic ha richiesto un maggior numero di motori per questi modelli, come dichiarato da Pasquale Capocasale, che ricopre il ruolo di Fismic Basilicata.
Ecco le sue dichiarazioni: “Siamo nel mezzo di una fase di transizione dei modelli in attesa che il nuovo amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, presenti il nuovo piano industriale per l’Italia, ad inizio del 2026. Da lui ci attendiamo un cambiamento significativo, non solo sui nuovi modelli, ma anche sui motori disponibili. Ad oggi, le loro auto risentono della disponibilità di motori, in particolare quelli termici, molto limitata. Sarà fondamentale ampliare l’offerta di motori e reintegrare nel ciclo produttivo i motori diesel, che sono ancora molto richiesti in Europa. Solo con una gamma più completa si potrà rispondere alla domanda dei consumatori e rafforzare la presenza del gruppo sui vari mercati“.
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