Due vetture nuove, un regolamento che cambia le regole del gioco e un dubbio che accende l’inverno: dove si nasconde il vantaggio vero? Tra galleria del vento, CFD e banco prova, la sfida tra Mercedes W17 e Ferrari SF-26 parte prima dei semafori e si gioca su dettagli che, a occhio nudo, sembrano invisibili.
Ad oggi non esistono schede tecniche ufficiali di Mercedes W17 e Ferrari SF-26. I team non hanno diffuso disegni definitivi, né immagini verificabili. Possiamo però leggere il regolamento 2026 e usare tracce recenti per capire cosa aspettarci. La Formula 1 2026 porta aerodinamica attiva, auto più compatte, power unit ibrida con MGU‑K più potente e carburante 100% sostenibile. Sparisce l’MGU‑H. Cambiano i flussi, cambiano i compromessi.
Il muso sarà più corto e “funzionale”. La gestione del vortice non punta più alla massima deportanza assoluta, ma a un equilibrio tra carico e drag ridotto. Con le ali attive (due assetti distinti tra rettilinei e curve), la priorità diventa la transizione pulita tra le configurazioni. Qui Mercedes storicamente cura l’accuratezza dei dettagli (vedi bordi d’uscita e profili secondari), mentre Ferrari ha fatto passi avanti sulla coerenza del flusso con pacchetti a basso carico.
Le soffiature dell’ala anteriore, in 2026, dovranno “parlare” con il retrotreno. L’auto cambia assetto aerodinamico su richiesta. Se la mappa aerodinamica non è prevedibile, si perde stabilità. E la stabilità, con gomme più strette e telaio più corto, è tutto.
Il cuore della sfida sta nel calore. Con MGU‑K potenziato, la gestione termica cambia volto. Più energia elettrica significa più raffreddamento per batteria e inverter, ma l’assenza dell’MGU‑H modifica il bilancio termico lato turbocompressore. Qui contano radiatori, pance e prese d’aria. Chi riduce le sezioni senza “strozzare” il flusso avrà efficienza gratis. Mercedes, dopo l’episodio “zero‑pod”, ha ritrovato un packaging più tradizionale e coerente; Ferrari ha già mostrato nel 2024 un raffreddamento efficace nelle piste calde. Ma sui numeri 2026 non ci sono dati pubblici: il confronto resta ipotetico.
La power unit sarà metà termica e metà elettrica per contributo di potenza. Questo cambia la guida. Conta la distribuzione dell’energia giro per giro: come ricarichi, dove scarichi, quanto a lungo. Se l’ala attiva “apre” e l’MGU‑K non sostiene la velocità di punta, perdi sorpassi. Se chiudi troppo presto, surriscaldi i freni e spacchi l’equilibrio. La squadra che sincronizza meglio ERS e aerodinamica avrà il primo match point.
Capitolo sospensioni. Con vetture più leggere e meno carico statico, servirà una cinematica che “legge” l’assetto quando le ali cambiano configurazione. Un anteriore comunicativo aiuta a sentire il passaggio tra le due modalità; un posteriore progressivo evita il pattinamento nelle ripartenze elettriche. Scelte push‑rod o pull‑rod? Nessuna conferma. Ma la logica dice: schema che stabilizza beccheggio e altezza dal suolo nelle fasi attive.
Modalità “low‑drag”, batteria carica al Curvone, rilascio ERS fino alla Prima Variante. Se il raffreddamento è al limite, il team allarga le prese e paga in resistenza. Se l’ala non si riallinea in frenata, l’auto si muove e il pilota ritarda il punto di corda. Un decimo qui, due là. La stagione si decide su queste micro‑scelte.
La rinascita della Freelander, il SUV di famiglia Land Rover, avviene in Oriente. Questo modello…
Project Motor Racing di Straight4 introduce gli aggiornamenti 1.7 e 2.0, migliorando la fisica del…
Bisogna sempre farsi trovare pronti per avviare direttamente un'auto a GPL, soprattutto in certi casi…
La Casa di Borgo Panigale non finisce di stupire e ha lanciato una crossover per…
La Ferrari si prepara per la rivoluzione F1 2026, con un focus su energia elettrica,…
Nel 2024 cambiano le regole per rinnovare la patente: ecco come fare, quali sono i…