Correre in questi anni era un suicidio: ecco il periodo più nero per il motorsport

Alcuni periodi storici sono stati drammatici per quello che dovrebbe essere uno sport ed un divertimento prima ancora che un lavoro. Oggi le cose sono cambiate ma in quegli anni, ogni gara poteva essere l’ultima…

Negli anni le misure di sicurezza, i regolamenti e l’impegno di sponsor, piloti e meccanici ha reso la Formula Uno e in generale tutti gli sport in cui si corre a grande velocità molto più sicura. Ma non sempre è stato così: ecco perchè in questo specifico periodo storico entrare in pista su una Ferrari, una Lotus o una qualsiasi vettura da corsa poteva risultare spesso fatale.

Motorsport (Canva) 28 ottobre 2022 fuoristrada.it
Motorsport (Canva)

Uno sport sicuro

Correre in Formula Uno al giorno d’oggi è molto più sicuro rispetto ad altri sport simili: ogni pilota affronta un rischio del 3% di subire un incidente fatale in carriera, una percentuale che sarebbe meglio portare a zero ovviamente ma che risulta sensibilmente più bassa di quanto non lo fosse appena una cinquantina di anni fa. Oggi, parliamo del periodo nero per la F1, un momento storico in cui forse qualcuno pensò anche di sorprendere del tutto il campionato iridato.

Per capire perchè questo sport fosse così pericoloso a quei tempi, entriamo un attimo nella mentalità di un pilota del periodo: la Seconda Guerra Mondiale era terminata da pochi anni quando la Formula Uno riprese e a quei tempi, purtroppo, l’idea della morte non faceva paura come oggi per il semplice fatto che un conflitto devastante aveva portato via milioni di vite in pochi anni. Ma quello che succederà tra gli anni sessanta e settanta cambierà tutto per sempre.

Decine di vittime

A cavallo tra gli anni sessanta e settanta, le morti di piloti e spettatori nei circuiti di Formula Uno divennero così frequenti che la FIA fu costretta a prendere seri provvedimenti. Tra l’inizio degli anni sessanta e la fine degli anni settanta furono ben 37 i piloti a perdere la vita in incidenti fatali tra cui Chris Bristow della scuderia Cooper e Alan Stacey che correva con la Lotus.

Una Ferrari affronta una curva presso il Gran Premio di Monaco, foto a colori (Reddit) 28 ottobre 2022 fuoristrada.it
Una Ferrari affronta una curva presso il Gran Premio di Monaco, foto a colori (Reddit)

Proprio questa scuderia prese molto sul serio la faccenda e le rivoluzionarie monoposto 72 e 79, oltre ad essere molto più potenti e competitive rispetto alla concorrenza, erano altresì più sicure. Nel 1968, la FIA prese alcune importanti misure di sicurezza imponendo ad esempio che i piloti indossassero un casco completo per proteggerli anche dall’impatto accidentale con oggetti o animali entrati nel circuito, evenienza purtroppo non infrequente.

Uomini di ferro

Nel 1976 poi, ci fu il drammatico incidente di Niki Lauda che rischiò di morire bruciato nella sua monoposto al Nurburgring, evento che suscitò tanto clamore mediatico da portare alla rimozione del circuito dal mondiale. Ma come facevano i piloti ad affrontare rischi così elevati solo per portare avanti la loro passione? “In quegli anni, salire su una monoposto significava affrontare due possibilità su tre di perdere la vita”, racconta la leggenda Jackie Stewart in un’intervista.

Jackie Stewart ha corso in un periodo in cui morire in pista era considerato normale (Benz) 28 ottobre 2022 fuoristrada.it
Jackie Stewart ha corso in un periodo in cui morire in pista era considerato normale (Benz)

Stewart ha rivelato agli intervistatori che tutti i piloti sapevano bene a cosa andavano incontro e che ognuno di loro affrontava la cosa a modo suo: “Salendo in auto, ho imparato a rinchiudere le mie emozioni in una scatola. Solo così potevo riuscire a correre senza pensare alle conseguenze”. A quei tempi insomma, la Formula Uno era uno sport affascinante quanto pericoloso. Per fortuna che oggi i piloti possono vivere una gara come un normale lavoro, rischiando molto meno.